DataSet 19, 2018
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giulio Vaccher

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Piero Manzoni: Dal quadro alla performance.

Piero Manzoni è un artista che non ha quasi bisogno di presentazioni: tutti hanno sentito parlare dell’opera d’arte più dibattuta e controversa del Novecento, Merda d’artista. Quest’opera, tuttavia, presa da sola e decontestualizzata dal percorso creativo dell’artista, rischia di alimentare il falso mito dell’artista eccentrico e irriverente senza spiegarne le autentiche ragioni.

Ridimensionare dunque la fama di Merda d’artista è il primo passo per scoprire qual è stato il vero contributo di Piero Manzoni all’arte del Novecento. Dietro l’immagine del provocatore si cela infatti il profilo di un artista serio e ambizioso, costantemente testo a interrogarsi sulla natura dell’arte e sull’attualità del proprio lavoro.

A partire dalla seconda metà degli anni cinquanta Manzoni si interessa al panorama artistico contemporaneo individuando nelle figure di Lucio Fontana e Alberto Burri i due punti di riferimento del proprio operare. Attraverso i primi lavori Manzoni matura una chiara coscienza teorica circa la necessità di superare il dibattito che ruota attorno all’arte informale. Attraverso la fondamentale esperienza dell’Achrome l’artista inizia il percorso che lo condurrà, nel giro di pochissimi anni, a realizzare tutti i lavori più importanti ripensando radicalmente i principi del fare artistico.

Nel corso vedremo alcune delle opere più importanti dell’artista, dai già citati Achrome, con i quali l’artista rifonda l’idea di quadro, alle Linee fino a Base magica, Socle du Monde e Fiato d’artista. Queste ed altre opere saranno poste in relazione con il lavoro di artisti che hanno seguito da vicino l’esperienza di Manzoni come Alberto Burri, Lucio Fontana ed Enrico Castellani.

 

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